Fusione fredda

In tema di energie sicure e  non inquinanti, oltre che economiche, i tempi sono maturi per lo sviluppo di quella che comunemente è nota come “fusione fredda”.

I più precenti risultati sono molto promettenti: l’E-CAT dell’Ing. Rossi risulta essere un reattore stabile e sicuro, pronto per una produzione industriale.

Per ora si tratta di un generatore di energia termica, ma è prevedibile una rapida implementazione in generatore di energia elettrica.

Le ridotte dimensioni del dispositivo favoriscono un rapido sviluppo e un campo di applicazione molto vasto.

Ing. Bruno Vernaglione

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Ma queste centrali dove le mettiamo???

Il Governo prevede per il futuro di portare la quota di energia nucleare al 25% dell’energia prodotta in Italia (25% nucleare, 25% da fonti rinnovabili, 50% di origine fossile). Se incrociamo questo dato con la previsione di Terna di un fabbisogno di 405 TWh (Terawattora) all’anno nel 2019, vuol dire che le centrali nucleari, per quella data, dovranno generare un’energia di 100 TWh all’anno. Considerando che una centrale elettrica nucleare di taglia medio-grande (1,5 GW) produce circa 8-10 TWh all’anno, dovranno entrare in funzione 10-12 centrali. Ma in Italia dove le mettiamo? Le centrali devono stare vicino a grandi quantità d’acqua, quindi vicino al mare o a ridosso di grandi fiumi. Non possono essere edificate in zona sismica o in zone geologicamente instabili. Devono (o dovrebbero) essere poste ad una certa distanza da centri urbani, zone agricole, allevamenti. E’ sconsigliabile ubicarle in zone turistiche perchè darebbero un’immagine negativa al territorio, con prevedibile calo del flusso turistico. Tantomeno, andrebbero edificate in aree di elevato pregio storico, archeologico e monumentale. Non parliamo neanche delle riserve naturali e faunistiche. Insomma, tolti tutti questi luoghi, che rimane?

E tutte quelle scorie dove le andiamo a mettere???

Questo non è catastrofismo. E’ diffidenza verso quella che dovrebbe essere una seria gestione in sicurezza delle centrali. Basti pensare che ci sono ritardi nella costituzione dell’Agenzia della sicurezza nucleare e che non sono state ancora emanate le direttive per la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari).

Bruno Vernaglione, referente per l’ambiente e le energie rinnovabili, Italia dei Valori città di Taranto.

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I costi del nucleare

I fautori del nucleare sostengono che il principale vantaggio dell’energia nucleare è il suo basso costo rispetto agli altri tipi di energia, dimenticando tutti gli altissimi costi dovuti alla gestione delle scorie e alla bonifica dei siti nucleari dopo che le centrali vengono chiuse per anzianità (la durata di una centrale nucleare è di circa 30 anni). Basti pensare che, a tutt’oggi, tutti noi stiamo ancora pagando, nella bolletta dell’energia elettrica, una quota relativa alle quattro centrali  nucleari italiane ormai chiuse da oltre 20 anni. E poi ci vengono a dire che l’eneria nucleare è economica! “MA PER FAVORE” diceva Totò.

Bruno Vernaglione, referente per l’ambiente e le energie rinnovabili, Italia dei Valori città di Taranto.
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Ancora sulle trivellazioni a Mar Grande

Pubblichiamo l’interessante mail che Corrado Ravera ha inviato a Emanuela Falcetti sulla problematica delle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione del petrolio:

Cara Emanuela, nella tua rubrica “Istruzioni per l’Uso” di stamani hai parlato del petrolio che sta invadendo le coste degli USA, dando poi, con l’ausilio di un esperto, notizie confortanti per il mediterraneo sostenendo che da noi queste cose non possono avvenire, sia perché i pozzi off-shore attuali estraggono solo gas, sia perché agiscono su bassi fondali.

Io vivo a Taranto, città dotata del più grande centro siderurgico d’Italia, forse d’Europa.

Ma abbiamo anche un grande cementificio, che ha il vantaggio di non lasciar vedere le sue polveri disperse.

Poi avevamo una raffineria, anch’essa di buone dimensioni, ma non tali da poterne menar vanto, offuscata dalla grandiosità del Siderurgico. Ma da qualche anno viene ad essa conferito il petrolio estratto dalla Val Basento, in Basilicata, mediante un petroldotto di oltre 1 m di diametro, realizzato “con gran discrezione” per offrirci il piacere della “sorpresa” a cose fatte, e di conseguenza tale raffineria sta subendo notevoli lavori di ampliamento, i cui effetti sono visibili per chi arriva a Taranto dalla SS106 jonica, ed è stata di recente artefice di alcuni spettacoli pirotecnici con “fiammate” di notevoli dimensioni accompagnate, o alternate, da nubi di fumi di grande impatto scenografico.

Quindi, non c’è da dire, la nostra città viene tenuta in gran considerazione dalle autorità nazionali.

Il giorno 30/04/2010 ho poi letto in un trafiletto di un piccolo giornale locale (Taranto Sera), e solo in quello, che il Ministro Prestigiacomo ha autorizzato la Shell ad effettuare ricerche petrolifere in vari punti dello Jonio, tra cui uno, pare, proprio davanti a Taranto, offrendo quindi ulteriori scenari accattivanti per il turismo, che sarebbe senz’altro beneficiato dalla vista di un enorme pozzo petrolifero che estrae petrolio 500-1000 m dalla nostra costa, oltre che altri in altri punti del Golfo di Taranto.

Certo, le normali perdite di una siffatta stazione di estrazione del petrolio non mancherebbero di distribuirsi in parte lungo le coste, e in parte sui fondali marini una volta condensatesi per evaporazione delle fasi più volatili, aggiungendosi ad analoghi residui provenienti dalla raffinazione e trasporto del petrolio in corso da tanti anni, ora di certo in notevole aumento per l’apporto del petrolio della Val Basento.

In caso di incidente, poi, poiché tutto avviene nel Golfo di Taranto, molto chiuso, a causa dei venti prevalenti ( da Scirocco da sud-Est fino a Libeccio, da Sud.Ovest) le perdite derivanti rimarrebbero confinate in questo Golfo, senza andare a disturbare l’Italia che conta.

Tanto le vacanze ormai si possono andare a fare in tanti altri posti, come a Sharm o alle Maldive.

E poi, stiamo tranquilli: il suo esperto non ha detto che gli incidenti come quello in USA non possono avvenire? Qui non si perfora a 1500 m di profondità!!! … Ma allora… questo vuol dire che si perfora sottocosta, visto che nel Golfo di Taranto i fondali scendono molto rapidamente, e ripidamente, allontanandosi dalla costa, sino a raggiungere una profondità di 2000 m al centro.*

Comunque, Italia, non c’è problema: in ogni caso tutto resterebbe confinato in questo che pare destinato sempre più ad essere l’immondezzaio d’Italia.

A questo punto perché non piazzarci anche qualche centrale nucleare? In fondo visto che la Puglia, che produce già quasi il doppio dell’energia di cui ha bisogno, è già tanto a impestata di impianti pericolosi, che differenza fa?

Corrado Ravera – Taranto

*Per rendersi conto dell’andamento dei fondali del Golfo di Taranto basta scorrere, in Google Earth, il puntatore sulla superficie del golfo, e leggere la rispettiva quota indicata in basso

con la scritta ” – xxx m elev “

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Centrali nucleari in Puglia?

Il Governo non si è ancora espresso in merito alla individuazione dei siti nucleari. Per evitare qualsiasi equivoco, chiariamo che la Puglia è già sovraccarica sia per quanto riguarda la produzione di energia, sia per quanto riguarda le attività industriali ad alto inquinamento. Questo, in un momento in cui la puglia si sta affermando come regione ad alta vocazione turistica, potendo contare su un bellezze paesaggistiche, artigianato ricercato, gastronomia di primissima qualità, , siti ad elevato contenuto storico e culturale.
Una centrale nucleare danneggerebbe irrimediabilmente l’immagine di questa regione e dei suoi prodotti, causando seri danni economici.
Inoltre, vi è un serio problema di sicurezza in quanto la Puglia è una regione densamente popolata e non esiste al suo interno un’area di vaste dimensioni con bassa densità di popolazione che possa assicurare le minime distanze di rispetto da un sito nucleare.
Bruno Vernaglione, referente per l’ambiente e le energie rinnovabili, Italia dei Valori città di Taranto.

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Pozzi petroliferi in Mar Grande

Non siamo tranquillizzati dalle affermazioni dell’Ing.Terlizzese (Ministero Ambiente) che, nell’intervista televisiva su Teledue, ha minimizzato la vicenda Shell, dichiarando che l’iter è solo nella fase preliminare e che la fase autorizzativa è ancora molto lontana. L’ing. Terlizzese rassicura dicendo che ogni iter deve superare le valutazioni geosismiche e di impatto ambientale.

Noi rispondiamo che l’estrazione petrolifera nel Mar Mediterraneo è da respingere a priori perchè il Mediterraneo è un mare chiuso che non possiede le capacità di ricambio necessarie per sostenere un eventuale fuoriuscita di idrocarburi. Incidenti di una certa rilevanza (come per esempio quello di cronaca attuale nel Golfo del Messico, ma anche incidenti di minore gravità a questo) causerebbero un disastro incalcolabile  a tutto il mare Mediterraneo e a tutti i paesi costieri e metterebbe in ginocchio, per decenni, tutte le attività turistiche costiere e le economie basate sulla pesca, per non parlare del gravissimo danno ambientale e faunistico.

Quindi, respingiamo qualunque discorso che riguardi la trivellazione dei fondali, non solo a Mar Grande, non solo nel Golfo di Taranto, ma in tutto il Mediterraneo.

Bruno Vernaglione
Bruno Vernaglione, referente per l’ambiente e le energie rinnovabili, Italia dei Valori città di Taranto.

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