Ancora sulle trivellazioni a Mar Grande

Pubblichiamo l’interessante mail che Corrado Ravera ha inviato a Emanuela Falcetti sulla problematica delle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione del petrolio:

Cara Emanuela, nella tua rubrica “Istruzioni per l’Uso” di stamani hai parlato del petrolio che sta invadendo le coste degli USA, dando poi, con l’ausilio di un esperto, notizie confortanti per il mediterraneo sostenendo che da noi queste cose non possono avvenire, sia perché i pozzi off-shore attuali estraggono solo gas, sia perché agiscono su bassi fondali.

Io vivo a Taranto, città dotata del più grande centro siderurgico d’Italia, forse d’Europa.

Ma abbiamo anche un grande cementificio, che ha il vantaggio di non lasciar vedere le sue polveri disperse.

Poi avevamo una raffineria, anch’essa di buone dimensioni, ma non tali da poterne menar vanto, offuscata dalla grandiosità del Siderurgico. Ma da qualche anno viene ad essa conferito il petrolio estratto dalla Val Basento, in Basilicata, mediante un petroldotto di oltre 1 m di diametro, realizzato “con gran discrezione” per offrirci il piacere della “sorpresa” a cose fatte, e di conseguenza tale raffineria sta subendo notevoli lavori di ampliamento, i cui effetti sono visibili per chi arriva a Taranto dalla SS106 jonica, ed è stata di recente artefice di alcuni spettacoli pirotecnici con “fiammate” di notevoli dimensioni accompagnate, o alternate, da nubi di fumi di grande impatto scenografico.

Quindi, non c’è da dire, la nostra città viene tenuta in gran considerazione dalle autorità nazionali.

Il giorno 30/04/2010 ho poi letto in un trafiletto di un piccolo giornale locale (Taranto Sera), e solo in quello, che il Ministro Prestigiacomo ha autorizzato la Shell ad effettuare ricerche petrolifere in vari punti dello Jonio, tra cui uno, pare, proprio davanti a Taranto, offrendo quindi ulteriori scenari accattivanti per il turismo, che sarebbe senz’altro beneficiato dalla vista di un enorme pozzo petrolifero che estrae petrolio 500-1000 m dalla nostra costa, oltre che altri in altri punti del Golfo di Taranto.

Certo, le normali perdite di una siffatta stazione di estrazione del petrolio non mancherebbero di distribuirsi in parte lungo le coste, e in parte sui fondali marini una volta condensatesi per evaporazione delle fasi più volatili, aggiungendosi ad analoghi residui provenienti dalla raffinazione e trasporto del petrolio in corso da tanti anni, ora di certo in notevole aumento per l’apporto del petrolio della Val Basento.

In caso di incidente, poi, poiché tutto avviene nel Golfo di Taranto, molto chiuso, a causa dei venti prevalenti ( da Scirocco da sud-Est fino a Libeccio, da Sud.Ovest) le perdite derivanti rimarrebbero confinate in questo Golfo, senza andare a disturbare l’Italia che conta.

Tanto le vacanze ormai si possono andare a fare in tanti altri posti, come a Sharm o alle Maldive.

E poi, stiamo tranquilli: il suo esperto non ha detto che gli incidenti come quello in USA non possono avvenire? Qui non si perfora a 1500 m di profondità!!! … Ma allora… questo vuol dire che si perfora sottocosta, visto che nel Golfo di Taranto i fondali scendono molto rapidamente, e ripidamente, allontanandosi dalla costa, sino a raggiungere una profondità di 2000 m al centro.*

Comunque, Italia, non c’è problema: in ogni caso tutto resterebbe confinato in questo che pare destinato sempre più ad essere l’immondezzaio d’Italia.

A questo punto perché non piazzarci anche qualche centrale nucleare? In fondo visto che la Puglia, che produce già quasi il doppio dell’energia di cui ha bisogno, è già tanto a impestata di impianti pericolosi, che differenza fa?

Corrado Ravera – Taranto

*Per rendersi conto dell’andamento dei fondali del Golfo di Taranto basta scorrere, in Google Earth, il puntatore sulla superficie del golfo, e leggere la rispettiva quota indicata in basso

con la scritta ” – xxx m elev “

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